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Il protagonista di questa leggenda, mentre stava tornando a casa, sulla collina di Rotorscio, incontrò un uomo che, dicendo di fare la medesima strada, gli chiese di mettere le sue bisacce sopra l’asino di Cristoforo.

Ad un bivio lo sconosciuto comunicò che avrebbe proseguito per una strada diversa di quella di Cristoforo ma che si sarebbero rincontrati più avanti, laddove le due strade tornavano a ricongiungersi. Lo sconosciuto, però, non si fece trovare al punto convenuto né si reco alla casa di Cristoforo, di cui conosceva l’ubicazione. Scaricando le bisacce dall’asino Cristoforo scoprì che contenevano monete d’oro e d’argento.

Per circa sette/otto anni Cristoforo attese il ritorno del proprietario di quella somma, poi, convinto ormai che non lo avrebbe più rivisto e dispiacendogli che quel denaro rimanesse infruttifero, decise di usarlo per comprare un podere e una casetta presso San Lorenzo di Rotorscio. Dopo cinquanta anni precisi dall’incontro, lo strano personaggio con cui Cristoforo si era imbattuto gli si presentò davanti chiedendo la restituzione delle bisacce. Cristoforo spiegò come e perché avesse deciso di impiegare il denaro dell’uomo e gli offrì in compenso di quanto speso la sua casa con il podere.

Lo strano personaggio si adirò, si trasfigurò in un demonio e fuggì via inorridito urlando “Tattabao’”. Da allora questo fu il soprannome detto al Cristoforo e ai suoi discendenti.

 

 

Tratte da "Il Progetto Ecomuseo. Il Festival del Paesaggio", pp.19-20, Sistema Museale della Provincia di Ancona Pubblicazione fuori commercio. Isbn 9788894007114