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Alessandro Lanari nasce a San Marcello (An) il 25 gennaio 1787(1 e ancora giovanissimo lascia le Marche, dove invece rimarrà suo fratello Luigi dedicandosi all’attività teatrale della Vallesina e aiutando Alessandro in molte sue imprese.
Poche e frammentarie le notizie con le quali il Lanari si è avvicinato al mondo del teatro, ma sembra che il matrimonio con la mezzosoprano Clementina Domeniconi, avvenuto attorno al 1810, sia stato l’inizio del suo interesse per il mondo dello spettacolo.
La Domeniconi era una cantante di grande rilievo nel mondo operistico dell’epoca e proveniva da una famiglia di attori e musicisti. Dal matrimonio nacquero due figli Antonio e Amalia, ma la loro unione incontra il naufragio attorno al 1825, e Lanari si lega alla nuova compagna: la cantante Carlotta Corazza(2.


Nel 1820-21 Lanari si trova a Lucca(3 e prende in gestione la sartoria teatrale che resterà un punto saldo nell’attivitàdell’impresario e fu seguita anche dalle sorella. Più tardi assume l’appalto del lucchese Teatro del Giglio; solo due anni dopo saràla volta del La Pergola di Firenze – che diviene, per tutta la sua attività, il centro sperimentale e operativo delle sue intuizioni – e poi il Comunale di Bologna e quello degli Avvalorati di Livorno. Anno dopo anno conquista i maggiori teatri toscani e umbri per poi volgersi al resto dell’Italia sia con l’appalto diretto, sia come impresario di artisti che forniva alle compagnie, sia come fornitore di materiale di scena.
La Scala di Milano, la Fenice di Venezia, l’Apollo di Roma, il Comunale di Bologna, il Filarmonico di Verona, il Comunale e la Fiera di Senigallia, Le Muse di Ancona, il teatro Regio di Napoli, e poi i teatri di Siena, Pisa, Foligno, Perugia (4 fino ad aprire una di succursale anche a Parigi che forniva cantanti ai maggiori teatri europei e anche a quelli in via di costruzione a New York e l’Avana. Un successo continuo che gli fruttò ingentissime ricchezze e il potere di fare il bello e cattivo tempo del teatro italiano tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Napoleone degli impresari”.


John Rosselli nel L' impresario d'opera , afferma che la figura di Lanari potrebbe sembrare sopravvalutata in quanto è l’unico impresario di cui si conservi un consistente carteggio che raggiunge le 15000 lettere, ma non manca di sottolineare assieme ad un carattere duro, autoritario, senza scrupoli un’abilità unica nella gestione di ogni aspetto dell’attività scenica: “Lanari seguiva personalmente tutto, anche le cose in apparenza minime: quand’era fuori Firenze si ostinava a voler controllare la quantitàdi lustrini che venivano comprati per la sartoria e varie qualità di stoffe, e se il prezzo lui i prezzi pagati per varie qualità di stoffe, e se il prezzo gli pareva eccessivo di doleva altamente dei dipendenti che lo “assassinavano”. Verso i dipendenti era sospettosissimo, e quindi non dava loro né deleghe né mansioni ben definite, tanto che finivano per litigare tra loro(5. Ciò non toglie che il Lanari abbia racchiuso in se enormi segni di freddezza e cinismo con straordinarie capacità di allestire opere di grande valore curando personalmente ogni dettaglio dai costumi, alle scene. Donizetti, del quale mise in scena ben 5 opere prime, ne esalta l’accortezza e l’eleganza delle messe in scena; il giovanissimo Verdi, di cui tiene a battesimo due prime, gli affida il difficile allestimento del Macbeth. È sempre Rosselli che richiama un passo di una lettera di un osservatore che dice “Il vestiario, lo scenario, ed anche una parte dei balli son diretta [sic] da lui, che ne ha estese cognizioni, ed io lo vedo la sera sul palcoscenico a fare quello che non riuscirebbero a fare molte persone, e tutto con freddezza di sangue, e senza sgomentarsi”.


“La sartoria fu una delle due attivitàche più influirono sulla carriera del Lanari; l’altra fu il sistema (che egli sviluppò dopo il 1820) di fare contratti a lunga scadenza con cantanti promettenti per poi ricavarne un utile sistemandoli nelle varie piazze. (6”
Probabilmente Lanari sapeva molto bene che il suo lavoro, e quindi la sua ricchezza, si reggeva al sottile e fragile filo dello spettacolo che in quegli anni si conosceva un buon tenore, ma poteva cambiare da un giorno all’altro, e per questo era accorto e pronto a sfruttare quanto più era possibile poiché aveva, in alcune occasioni, errato e perso molto denaro e lo spettro del fallimento era sempre in agguato.


Il segreto del grande successo del Lanari sembra essere proprio la messa a punto di un sistema di lavoro che abbraccia l’attivitàteatrale a 360°: la cura dei costumi, che produceva e noleggiava nella sua storica sartoria, l’affitto e la creazione delle scene, il noleggio degli spartiti musicali, all’epoca poco chiari sulla questione dei diritti d’autore, i contratti a intere compagnie di cantanti che così uniti riusciva a vendere ad un prezzo molto più competitivo sulle varie piazze teatrali come una moderna agenzia. Nel contempo proponeva al pubblico stili diversi andando a premere anche su rivalità interne di cantanti e musicisti che suscitavano interesse, attenzione, e critiche, ma che comunque portavano notorietà ai suoi spettacoli. All’interno di queste sue agenzie aveva l’abilità di individuare i giovani cantanti più promettenti e custodirli sotto la sua ala come successe con la giovane Giuseppina Stepponi futura moglie di Giuseppe Verdi alla quale fu molto vicino in periodi difficili (7 e che divenne protagonista di alcune opere di Donizetti, o con il grande tenore francese Duprez passato alla storia con il suo “do di petto” (8. Anche con i muscisti non fu da meno: ebbe un legame molto saldo con Donizetti divenuto quasi indissolubile al momento del suo lungo lavoro a Napoli, ma attorno al 1840, quando il melodramma italiano assiste all’arrivo delle prime opere di Verdi, Lanari, dopo un primo momento di titubanza, non esista a preferirlo all’amico Donizetti oramai all’estero. Punta spesso sulle novità meno di moda e in questo La pergola di Firenze diviene una sorta di centro di sperimentazione durato per tutti i 25 anni che lo ha avuto in gestione Lanari, dove ha proposto allestimenti e opere non usuali per l’epoca, ma che poi sono diventate un classico del melodramma internazionale.
Alessandro Lanari muore a Firenze il 7 ottobre del 1852 (9 e la sua ditta viene rilevata da suo figlio, avvocato, che la guida per dieci anni fino al completo fallimento (10.

 

di Federica Candelaresi

NOTE
1.Archivio Parrocchiale di San Marcello, Libro Sesto, Battesimi dell’anno 1764 infino al 1808, n° registro 1298 “Alessandro Maria Francesco Melchiorre figlio del Sig. Antonio lanari e di Angela Coniuge nato questa notte nove fu battezzato da Don Angelo Galeazzi parroco, madrina fu Maria Giacani.”
Si ringrazia per la preziosa collaborazione il Parroco di San Marcello Don Antonio Balducci.
2. J. Rosselli, L' impresario d'opera, Torino, 1985.
3. AA.VV., Dizionario storico-biografico dei marchigiani, Ancona, 1992.
4. Francesco Regli, Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, tragici e comici, maestri e concertisti, coreografi, mimi, ballerini, scenografi, giornalisti, impresari, ecc. ecc. che fiorirono in Italia dal 1800 al 1860, Torino, 1860.
5. J. Rosselli, L' impresario d'opera, op.cit. p. 35.
6. Idem p. 33.
7. A. Rostagno, Dizionario Biografico degli Italiani,Volume 63, 2004.
8. J. Rosselli, L' impresario d'opera, op.cit. p. 34.
9. Rostagno nel Dizionario Biografico degli Italiani riporta il 7 ottobre, mentre Redi scrive il 3 ottobre.
10. J. Rosselli, L' impresario d'opera, op.cit. p. 35.

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