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Il santuario della Madonna della Rosa di Ostra

La tradizione popolare racconta che al di fuori delle mura di Ostra, nella campagna, c’era un’edicola con l’immagine della Vergine che teneva in braccio il Bambino e una rosa rossa cui il nome Madonna della Rosa) che ne copriva le nudità.
I contadini e viandanti erano soliti portare fiori presso l’edicola e tra questi una persona, anonima, pose un giglio davanti all’immagine.
Il giglio rimase integro e fresco per diversi mesi senza mai appassire poi, improvvisamente, sembrò morire, ma nel giro di pochi giorni tornò di nuovo rigoglioso e vivo.



A questa primo fatto, che già molti dichiaravano miracoloso, se ne aggiunge un altro nel 1666 a breve distanza dal primo.
Una ragazza di Ostra di nome Anna con la mamma gravemente malata va a pregare davanti al dipinto della Madonna della Rosa e dalla fonte lì accanto attinge dell’acqua che, giunta a casa, fa bere alla madre.
La donna malata guarisce immediatamente.
Torna davanti all’immagine per ringraziarla e qui lascia una tabella votiva, primo ex voto della numerosa collezione oggi presente nel Santuario.

La notizia circola velocemente per la città fino all’orecchio di un altro uomo da tempo malato che si reca a bere alla fonte; anche lui guarisce prontamente.
Di lì a poco anche un terzo degente con una invalidante malattia alle gambe si bagna con l’acqua della fonte e si ristabilisce completamente.

In breve tempo la gente si affolla davanti all’immagine della Madonna chiedendone la grazia e riportando, dopo averla ottenuta, tavolette votive di ringraziamento.


Oramai il piccolo tempio non può più contenere i doni e con le tante offerte dei pellegrini così il Vescovo di Senigallia autorizza l’ampliamento del tempietto che viene ultimato attorno al 1668.
Nella nuova costruzione l’acqua della fonte è convogliata in un pozzetto che, tutt’oggi, in qualsiasi stagione, mantiene inalterato il livello di acqua.

I pellegrini e le testimonianze di grazie ricevute si moltiplicano e già nel 1710 la prima raccolta di miracoli ne elenca ben 139.
La chiesa intanto cresce con la notorietà con cui la notizia dell’immagine miracolosa si diffonde in tutto il territorio.

Il dipinto della Madonna oltre ad essere impreziosito da artisti del luogo viene posto in una nicchia sopra l’altare ornato con angeli, mentre la cappella che la contiene viene abbellita con stucchi che ritraggono i sei fatti memorabili della vista di Maria e i primi dottori della Chiesa.


Gli autori sono Clemente Maioli per gli affreschi eseguiti probabilmente tra 1668 e 1671, e Tommaso Amantini di Urbania per gli stucchi.


Attorno al 1720 la Chiesa che è già stata impreziosita a dismisura da arredi e dipinti, si arricchisce anche di reliquie sacre come un lembo del mantello di San Giuseppe e quello della


A seguito dei numerosi prodigi e delle sempre maggiori attestazioni di grazie ricevuta il Capitolo Vaticano, nel 1726, innalza la chiesa a titolo di Santuario.
Nel 1755 la nuova chiesa, che viene eretta a somiglianza della Santa Casa di Loreto, è terminata grazie all’aiuto economico della nobile famiglia ostrense dei Gherardi che ne detiene l’amministrazione su incarico del vescovo di Senigallia per molti anni.

Sconosciuto il nome dell’architetto o delle maestranze che ne hanno firmato e realizzato il progetto con cui la cappella precedente è stata completamente salvata e richiusa dentro una nuova struttura.
Sulle pareti di fondo che abbracciano la cappellina vengono appesi tutti gli ex voto ricevuti fino a quel momento.

Attorno al 1782 protagonista dell’evoluzione del santuario è il campanile, che ancora non esiste; se ne costruisce uno provvisorio, ma la decisione finale vien ulteriormente rimandata e sarà effettiva solo a metà del 1800 malgrado il potere miracoloso della chiesa attiri sempre più pellegrini e riconoscimenti ecclesiastici come la concessione dei alcuni privilegi spirituali al Santuario e la crescita delle elemosine elargite dai pellegrini.

Nel 1853 il nuovo amministratore del santuario, don Giusto Rocchegiani, riscontra che un Santuario di tale importanza non ha ancora una facciata che ne onori la levatura, né un campanile dignitoso poiché esistono solo due costruzioni laterali munite di campane, che si sono fermate all’altezza della chiesa.

Sarà però Claudio Menchetti, amministratore nominato nel 1854, a portare a termine la costruzione di un campanile, dopo non pochi rinvii e modifiche, progettato dall’architetto vescovile di Senigallia Giuseppe Ferroni e inaugurato nel 1858.

 




Dal 1885 un nuovo progetto di completamento si fa largo: il completamento della facciata e la costruzione del secondo campanile entrambi progettati da Francesco Vespignani ma ben presto abbandonato perché troppo costoso.
Si decide quindi per un solo campanile, quello tutt’oggi presente, maestoso e alto ben 37 metri sormontato da una croce di tre metri che poggia su una palla di rame posta alla sommità delle cuspide.
Il campanile ha un basamento a bugnato e si eleva per tre piani ciascuno dei quali ha un’apertura per lato.

A due anni di distanza riprendono, questa volta fino alla definitiva costruzione, i lavori per il rifacimento della facciata.

I materiali vengono ripresi dalla distruzione del secondo vecchio campanile.
La facciata, così come oggi si presenta, è in stile neoclassico con mattoni rosati a vista ed è divisa in due ordini.
La parte inferiore presenta un portone centrale sormontato dalla statua della Madonna della Rosa scolpita in gesso da Antonio Scorcelletti di Jesi.
Sopra le due porte laterali sono invece poste due lapidi: la prima ricorda Francesco Menchetti che come amministratore del Santuario ha concluso la costruzione del campanile nel 1887, la seconda dedicata ai doni e alle offerte dei pellegrini che frequentavano il Santuario.

La facciata è ritmata da coppie di semicolonne con capitello dorico che incorniciano le porte, mentre i due piani sono divisi da una trabeazione che corro lungo tutta la larghezza della facciata e ai cui lati sono poste le statue di San Gaudenzio e sant’Emidio.

Il secondo piano si ripete con le semicolonne che incorniciano una finestra con cornice di marmo bianco chiusa, il alto, da un timpano semicircolare con un rosone bianco.

 






LA RACCOLTA DEGLI EX VOTO DEL SANTUARIO.

Il Santuario della Madonna della Rosa conserva ancor oggi molti degli 120 ex voto che i tanti graziati hanno portato nel santuario come riconoscimento per la grazie ricevuta: una collezione studiata dal punto di vista iconografico e storico da Francesco Cioci che ha delineato una prima catalogazione delle opere.
Per lo più si tratta di dipinti su tavola, ex voto figurati, che ritraggono il momento dell’incidente del graziato e l’opera salvifica della Madonna, non mancano però gioielli, croci, cuori di argento, rosari d’oro e d’argento e una nutrita raccolta di oggetti che sono stati i protagonisti delle sventure dei pellegrini come stampelle, bastoni, fucili, forconi che in qualche modo si sono resi protagonisti di incidenti invalidanti finiti però con una guarigione miracolosa.
Gli ex voto conservati coprono un lasso di tempo che va dal Seicento alla fine dell’Ottocento e quasi tutti contengono l’acronimo P.G.R. (Per Grazia Ricevuta).
Di seguito riportiamo alcuni ex voto figurati commentati e catalogati da Francesco Cioci nel
libro Santuario Madonna della Rosa in Ostra, pubblicato ad Ostra nel 2005.


di Federica Candelaresi

Le notizie e le immagini sono tutte tratte da “Santuario Madonna della Rosa in Ostra” di Bruno
Morbidelli, Ostra 2005. Il libro è stato pubblicato per le celebrazioni del 250° anniversario della
costruzione del tempio Grande (1755-2005). Ringraziamo l’autore e il Rettore del Santuario
della Madonna della Rosa, don Gino Fattori.

 

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