Cerca città, contenuti e materiali

Il Cantamaggio è un rito della tradizione popolare contadina marchigiana che trova la sua origine in tempi antichissimi. Questa festa vede protagonista la musica che viene portata di casa in casa da gruppi di cantori e suonatori come augurio di salute, di benessere e di abbondanza in cambio di offerte, soldi o viveri, che serviranno come forma di sostegno all´attività festiva.
Come diverse altre feste che si svolgono nel corso dell´anno, il Cantamaggio è un rito che coincide con una data precisa del calendario agricolo contadino, la primavera, ed è un omaggio alla sacralità e ai cicli perenni della vita della terra e dell´uomo.

Domenica 20 maggio 1990, durante l´Ottava edizione della "Festa del Cantamaggio", quando fra i vari gruppi di "maggianti" che si esibivano, ora fra il pubblico, ora in disparte, ma sempre attento a ciò che accadeva attorno, si notava una nobile figura vestita di nero, la foltissima e luminosa criniera bianca, un immancabile sigaro in bocca, una grande, vecchia, macchina fotografica rattoppata tenuta in mano.
Era Mario Giacomelli con la sua inconfondibile immagine che si aggirava fra i protagonisti diretti o indiretti, principali o secondari della festa col suo fare elegante da persona austera ma affabile e bonaria.
Si trovava a Morro d´Alba come in altre occasioni del passato, ma per la prima volta era venuto per carpire le sensazioni, le emozioni, i segreti intimi di una festa popolare della tradizione contadina locale. Da quella prima visita, seguita da altre negli anni successivi fino a poco prima della morte, nacque la serie "Cantamaggio".
Giacomelli trovava questi momenti di festa molto preziosi non solo per il loro significato tradizionale ma soprattutto per quell´attenzione alla terra e al lavoro che da sempre aveva apprezzato e valorizzato nelle sue immagini. Per questa ragione, durante quasi un decennio, egli si è recato a fotografare lo "spirito" della festa:
"Ho scelto di fotografare il Cantamaggio a Morro d´Alba perché mi piace l´ambiente; lo fanno anche in altri paesetti qui attorno, ma non è sentito quanto a Morro d´Alba. Morro d´Alba è il posto più valido dove fanno questa festa ... sono felici, si vede che partecipano: sono felici quelli che chiedono e sono felici quelli che danno, in questa questua. È un passato che si rivive ogni volta, ogni maggio si rivive quello che hanno vissuto i nostri nonni, i nostri bisnonni ... mi piace per questo ... "

Di quei primi fotogrammi scattati, un anno dopo, per la Nona edizione della festa, venne organizzata un Mostra Fotografica: "Sedici fotografie di MARIO GIACOMELLI. Tutte scattate a Morro d´Alba nel Maggio 1990. Suonatori, cantanti, accompagnatori. Contadini."
Nella presentazione della mostra, Danilo Antolini diceva:
"Attinge ancora una volta agli stessi segni: ai solchi della terra che ritrova sui volti degli uomini, ai giochi dei bambini per mostrare le risate dei vecchi, alle corde dei violini per il bianco scintillare degli occhi di un cantore.
In queste foto, che a prima vista sembrano tra le più realistiche di Giacomelli, bisogna scavare più in profondità di altre volte: si riuscirà ad ascoltare l´inconsueto suono della pace, lo strano vociare della solidarietà, il dimenticato trambusto dell´incontrarsi, il fantastico piacere del riconoscersi."
Al visitatore della mostra veniva fornita anche la trascrizione di una breve intervista all´autore, sempre realizzata da Danilo Antolini

In queste foto ho notato sintonia tra gli sguardi, profondità negli occhi, luminosità nelle figure.

"È vero, non sapevo che cosa si potesse sviluppare di fronte a me. L´interesse è nato nel momento in cui ho visto che cosa invece stava accadendo. Queste persone che nelle immagini cantano e suonano, mi hanno riportato a quando ero bambino. Anche in mancanza di riferimenti diretti ho trovato la stessa freschezza, la stessa ingenuità, la stessa pulizia. Queste foto, dalle quali ovviamente non si sente il suono di questi violinisti così bravi, rendono una precisa atmosfera attraverso gli occhi e gli sguardi."

Come definisci queste foto?

"Per il mio carattere sono anche troppo realistiche. Nello stesso tempo c´è in alcune qualche cosa che appartiene al mio mondo di idee: una realtà precisa è stata trasformata in qualche cosa di diverso. L´immagine del manifesto, ad esempio, potrebbe raffigurare una situazione diversa da quella da me realmente fotografata: i gruppi di figure contrapposti possono essere gli attori di una situazione tragica e non festosa come il "Cantamaggio". La realtà può essere falsata, ma nello stesso tempo portata su di un piano piùmagico: lo specchio di qualche cosa che sta accadendo dentro di te. Se si toglie l´aspetto di preciso documento all´immagine lo spettatore avrà più facilità a trasportarla dentro di sé."

Hai voluto mettere in risalto anche la posizione dei corpi...

"È un altro aspetto magico della situazione che ho fotografato: non è solo la voce che esce. &EGRAVE tutto il corpo che prende voce, che prende a vivere. Il piede avanti, la schiena curva, le mani dietro la schiena sono un "abito", una precisa forma di espressione che non conoscevo. La posizione "piegata" del cantante è il suo abito di gala: solo per quell´attimo lui sarà così."

C´è quindi un rapporto tra la musica e le immagini?

"Sembra che le immagini stiano da sole. È invece vero il contrario. Proprio la posizione della gente, senza ascoltare i suoni, è una musica. Al di là del suono, sento tutta l´atmosfera che c´è attorno ai musicisti. Il silenzio di campagna. La pace. La gente fuori dal mondo. La mancanza di suoni. La presenza di figure ricche che, in un mondo dominato dalla violenza, costituiscono da sole una sonata, un inno."

Una prosecuzione della ricerca de "L´uomo e la terra", anche se con un linguaggio meno drammatico.

"In questa occasione non ho pensato al rapporto uomo.terra. Neanche quando ho fatto le foto della buona terra ho pensato ad un legame di questo genere. Si è trattato di un mio semplice bisogno: quello di allontanarmi dalla stupidità di tutti i giorni. Spesso penso che sia un mio limite quello di non voler credere che accadono tante cose angoscianti. Invece ho trovato in questi uomini, in questi volti, la stessa onestà di quando facevo "la buona terra". Ho visto mille cose, ho trovato credibilità in questi volti contadini. Ho rivisto mio padre, mia madre, i miei nonni. Sono aspetti che si possono ancora cogliere solo nel mondo contadino: la serietà, la tragicità, gli scherzi, le risate, la furbizia, la diffidenza."

Quale è stata la tua prima impressione appena viste queste foto in camera oscura?

"Devo dire che il primo impatto è stato di delusione: erano troppo vere. Riguardandole invece ne ho scoperto il contenuto magico: alcune penso di usarle per un lavoro attorno ad una poesia. Guardandole bene mi accorgo di non riuscire ad interpretarle completamente: tutto questo mi affascina."

E mentre fotografavi a cosa hai pensato?

"Sia nel momento dello scatto che in camera oscura, l´ho già detto, avrei voluto avere immagini più irreali. Staccare più le figure umane dagli sfondi, inserire più macchie di bianco; tu sai che per me il bianco rappresenta il fascino della vita: non il vuoto ma la pienezza. Pensa per un attimo alle foto di Scanno. Nell´insieme queste foto mi soddisfano pienamente."


FOTO:Mario Giacomelli fotografato da Danilo Antolini nel suo studio.

 

 

 

| Home | Area Riservata |