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ALVARO STOPPANI.
UN FOTOGRAFO DI PAESE DAI MILLE MESTIERI.


Alvaro Stoppani nasce a Morro d´Alba il 20 giugno del 1900. Suo padre era maestro elementare mentre lui si diploma perito all´Istituto Tecnico Industriale di Fermo, una scelta che già denota il suo interesse per la tecnologia e tutti quegli immaturi congegni a metà tra la meccanica e l´elettronica, che a breve avrebbero definitivamente cambiato la vita sociale del nostro paese.
Incline alla meccanica, ma attratto da tutto ciò che èspettacolo, intrattenimento, musica (era anche un violinista), nei suoi 73 anni di vita, Stoppani ha abbracciato come un pioniere con spirito d´imprenditore, tutte le novità tecnologiche che si affacciavano sul m mercato, facendole proprie e costruendo attorno ad esse piccole imprese di cui l´intero paese di Morro d´Alba ha beneficiato a volte anche prima dei grandi centri cittadini. La fotografia, la corriera per il trasporto pubblico, il cinema, la radio, l´amplificazione sonora, il registratore, la stereofonia, gli incontri di box, l´attività commerciale di ferramenta, la radio, la televisione, la sala da ballo, queste le sue attività, i suoi mestieri, le sue passioni, i lavori che tutti quegli uomini, nel difficile dopoguerra italiano, intraprendevano con fervore perché tutto era da costruire e da creare con la forza di volontà e l´intelligenza, prima ancora che con il denaro. Ancora oggi parlando con i cittadini di Morro d´Alba il nome di Stoppani riporta a galla sorrisi e spensierati ricordi per questa sua instancabile attività di precursore delle novità tecnologiche che il paese ben rammenta, per quello spirito bonario ma colto ed elegante, con cui liquidava le battute e le richieste dei tanti, per quell´innata impossibilità a dire no alle rivendicazioni più disparate che lo hanno sedimentato nei ricordi dei suoi concittadini.
La sua più grande passione è però la fotografia nata nel 1919 quando acquista la prima macchina fotografica a lastre con cui documenta l´intera vita di paese, sviluppando e stampando per contatto in proprio. Ma sebbene la fotografia sia uno dei tanti hobby che lo accompagnerà per tutta l´esistenza, un passatempo quasi personale, il suo lavoro Èil servizio di trasporto pubblico iniziato nel 1928 con una Fiat 614 da 14 posti con la quale diviene concessionario di pubblico servizio di linea Morro D´Alba-SanMarcello-Monsano-Jesi-Ancona.
Durante la seconda guerra mondiale ha al suo attivo anche una corriera Taunus da 16 posti, ed una berlina Fiat 503 a quattro sportelli, ma dopo l´armistizio del 1943, i tedeschi che stavano requisendo tutti gli automezzi civili e, soprattutto, gli autobus, gli si palesò il serio pericolo di veder svanire la sua attività, così, facendo leva sulla sua inventiva, aggirò la confisca a modo suo: con l´aiuto del fabbro e del falegname di Morro d´Alba, segò la carrozzeria della Fiat 503 e la ricostruì adattandola a camionetta per trasposto di persone. Quando i morresi videro per la prima volta sfrecciare sulle strade una così strana creatura la battezzarono subito "la piccionaia".
Negli anni del dopoguerra la sua azienda di autotrasporti continua a crescere con l´acquisto di un´Alfa Romeo 430 da 45 posti che ancora oggi detiene la ditta Sacsa a cui nel 1956 cedette l´intera attività. Alvaro eseguiva da solo le riparazioni delle sue autovetture eseguendo persino la revisione completa dei motori delle corriere di linea di sua proprietà e nell´azienda di famiglia lavoravano anche i giovanissimi figli Romeo e Renato:

"Succedeva spesso che la corriera, partita regolarmente dalla piazza, si doveva fermare a metà "Borgo" davanti casa degli Stoppani per attendere Renato, ancora ragazzo, che non si era svegliato! Veniva alfine, Renato, lemme, lemme, mezzo assonnato e senza rispondere agli immancabili frizzi e sfottimenti dei viaggiatori, i più suoi conoscenti del luogo, prendeva il suo bravo servizio e la corriera partiva".1.


Parallelamente al lavoro ufficiale di gestore delle corriere, decide di tentare anche un´altra attività ispirata da un nuovo meccanismo oramai in voga: il cinema. Nel 1930 Stoppani acquista un proiettore da cinema muto e ottiene l´autorizzazione ministeriale ad aprire una sala cinematografica proprio nel piccolo di Morro d´Alba, unico paesino ad avere un proprio impianto, sempre pullulante di spettatori che venivano anche dei centri limitrofi. Lo scorrimento della pellicola andava azionato a mano con una manovella, e Stoppani si avvaleva dell´aiuto di un assistente-operatore tale Silvo Gastreghini (detto Silvio de Scopò). Ad integrazione della paga era stato pattuito un fiasco di vino a giornata. La domenica le proiezioni iniziavano alle 15 e procedevano ininterrottamente fino alle ore 22. Poiché ogni replica del film durava in media di un´ora e tre quarti, Alvaro Stoppani aveva notato che nelle ultime repliche della giornata i personaggi sullo schermo si muovevano più velocemente ed il film aveva una durata inferiore alle prime repliche. La causa fu ben presto trovata: poiché nel tempo il vino cominciava a fare i suoi effetti, l´assistente operatore si rinvigoriva e, girando più velocemente la manovella, provocava l´effetto "ridolini" nella proiezione con conseguente riduzione della durata del film.
Solo 5 anni più tardi, siamo nel 1935, il cinema muto di Stoppani diviene sonoro con l´acquisto di un proiettore a lampada di straordinaria modernità per l´epoca tanto che, nel 1999, fu richiesto da Cinecittà in occasione della Mostra sulla Storia del Cinema Italiano. La cavalcata alle innovazioni non poteva certo arrestarsi e, infatti, nel 1946, arriva un nuovissimo proiettore Pio Pion dotato dell´illuminazione ad arco voltaico.
L´evoluzione delle sale cinematografiche non conosce sosta e a Stoppani non ne sfugge una, così nel 1949 attiva la nuova tecnologia del Cinema Scope che all´epoca era presente solo al Metropolitan di Ancona. Anche questa volta Morro d´Alba si piazza in testa alla modernità e il successo di pubblico decreta anche la trasformazione e la nascita delle piccole trattorie di paese in tanti ristoranti, bar e addirittura qualche albergo per accogliere gli spettatori che, prima o dopo l´evento cinematografico, si rilassavano con i manicaretti delle cuoche locali. Come sempre a Stoppani un solo lavoro non basta, va oltre, sperimenta nuove esperienze e dal 1938 al 1944 lavora alle dipendenze dell´E.I.A.R. - Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (oggi RAI) come vice direttore regionale.
L´avventura cinematografica va a gonfie vele e dirompe oltre i confini di Morro d´Alba, così nel 1942 prende in gestione il teatro di Arcevia per trasformarlo in sala cinematografica e poi negli anni Cinquanta diventa gestore del cinema "Arena Excelsior" di Jesi, infine dei cinema di Angeli di Rosora e Castelplanio.

Sono gli anni dell´austerità in cui il petrolio scarseggia e viene centellinato soprattutto per i mezzi di trasporto: in Italia fanno capolino le macchine a gassogeno che sfruttando la combustione, soprattutto di carbone, attivando il motore dell´auto. Lo Stato concedeva una quantità di carburante per assicurare il servizio di trasporto pubblico e Stoppani, oltre a quello che gli era necessario, ogni tanto ne lasciava qualche litro per il Dottor Aldo Rocchini, il medico di paese, così da consentirgli di portare soccorso medico ai malati residenti nelle campagne morresi.
Stoppani aveva ben compreso come funzionava la tecnica del gassogeno e trasformò la sua Fiat 503 da benzina a gassogeno, posizionando dietro l´auto una sorta di caldaia in cui bruciava il fuoco. . Qualsiasi fiamma che brucia ha però bisogno di essere alimentata così, lungo la strada che conduceva da Morro d´Alba ad Arcevia, cercava di passare in tutte le buche stradali, o sopra i cumuli di breccia che il tragitto poteva offrire, in modo da dare una ravvivata ai carboni ardenti della caldaia senza bisogno di fermarsi a riassettarli.

A Morro d´Alba inizia la costruzione della nuova e molto più ampia sala cinematografica: il "Cinema Stoppani" inaugurato il 2 marzo del 1957 da una giovanissima, ma già straordinaria Valeria Moriconi.

Questa grande sala era spesso dedicata anche ai balli che si organizzavano in paese tra l´ultimo dell´anno e il Carnevale. Dai paesani erano detti i "Veglioni" perché si andava a finire sempre a notte inoltrata e ad organizzare il tutto era sempre il buon Alvaro Stoppani spesso con i suoi figli Romeo e Renato. Nella lunga notte di San Silvestro tra il 1959 e il 1960 il veglione rischiava di saltare perché non erano riusciti a prenotare per tempo un´orchestrina da ballo. Volendo comunque mantenere la tradizione furono ingaggiati per l´occasione Dandolo Gresti che suonava il clarinetto, Severino Ronconi alla fisarmonica e Giampiero Gresti alla batteria, un gruppo rattoppato alla bene e meglio. Fu stabilito il compenso ed il veglione ebbe inizio. L´iniziativa registrò un vero successo con l´affluenza di numerosi ballerini e ballerine. Verso la mezzanotte però le persone cominciarono ad andare via in quanto l´improvvisata orchestrina era molto carente di repertorio e poco sincronizzata. Non suonava a tempo ballabile e si verificavano diverse "stecche" del suonatore di clarinetto e stonature del fisarmonicista. Alla mezzanotte e mezzo il veglione, che di solito durava fino alle quattro del mattino, era già finito. Il capo orchestrina si rivolse ad Alvaro Stoppani, già adirato, chiedendogli un aumento del compenso in quanto alla festa erano affluite molte persone. Di contro Alvaro gli presentava il fatto che le persone erano andate via anzitempo per la poca destrezza di quella rabberciata orchestrina.
Ci fu una breve ma civile discussione alla fine della quale Stoppani, non sapendo più come far terminare la questione, fece ai suonatori una proposta: "Per eliminare ogni controversia facciamo così: io prendo la macchina, vi porto davanti al Pretore, gli fate una suonata e quello che decide lui io vi dò."

"Animatore nato, organizzò la prima filodrammatica [con l´amico e regista Carlo Alberto Mazza], la banda (comprando di tasca propria gli strumenti) manifestazioni sportive come incontri di pugilato (e qui lui forniva i guantoni), riesumò [&hellip] la festa di San Michele Arcangelo, patrono del paese, precedendo la processione con la sua "Seicento Multipla", il prete ed il registratore con i canti liturgici all´interno, l´altoparlante e la statua del santo sopra il tetto".2.

Fu in una delle tante processioni che la seicento multipla con San Michele sul tetto, passò troppo vicino ad un a ramo di un albero mozzando il dito indice della statua del Santo. Il prete era scandalizzato, quasi adirato, ma Stoppani non se ne curò, un po´ di colla e un giro di nastro adesivo sul moncone e la processione ripartì.
Alvaro Stoppani era sempre presente nell´organizzare la vita festosa del paese "concerti, gare, rappresentazioni teatrali, pubbliche feste con fuochi artificiali, ecc. Ed a proposito di fuochi artificiali una volta, in una festa sistemati i fuochi nella parte del campo dei giuochi, corri di qua, corri di là, il povero Alvaro non riusciva, forse a causa dell´umidità dell´aria in una giornata piovosa, ad accendere le micce. Non ci fece certo una bella figura. Riposti i detti fuochi nella soffitta della sua casa, un bel giorno, non si sa come, questi si incendiarono; fu un putiferio, un bombardamento che spaventò vicini e lontani. Per fortuna non causò, il fatto, alcun danno a persone e a cose, soltanto, più tardi, non mancarono commenti paesani benevolmente ironici".3.

Tutto ciò che poteva essere inventato per valorizzare la vita sociale del paese diventava realtà grazie a Stoppani che passava con naturalezza dal sacro al profano, senza distinzione, lui che, cattolico di formazione, ma non praticante, suonava il violino in chiesa e litigava con il parroco per strada.

Negli anni a venire inizia il declino delle sale cinematografiche che diviene inevitabile a causa della ben più comoda televisione, oramai presente su tutto il territorio nazionale, ma Stoppani ha già previsto questo crepuscolo e come sempre ècorso ai ripari volgendosi verso altre novità apre una ferramenta in cui svolge l´attività di elettricista e riparatore di apparecchi elettrici, in cui sono in vendita i più moderni elettrodomestici per la casa come i fornelli a gas liquido, i frigoriferi, le lavatrici e acquista il primo televisore: un Philips olandese da 14 pollici. Con l´aiuto del figlio Romeo, modificò proprio quel televisore così, nel 1958, proietta nel suo cinema la trasmissione "Lascia o Raddoppia" avvalendosi della nuovissima tecnologia della teleproiezione. Tra i mille ritrovati dei tempi moderni, la lavatrice fu quella che ebbe il maggior successo nelle case degli Italiani, ma non in quella degli Stoppani, dove la nuova arrivata trovò molti ostacoli. La moglie di Alvaro, la sempre paziente Anna Maria Santilli, non voleva sapere di usare quello strumento che a suo dire le avrebbe strappato tutto il bucato invece di lavarlo. Alvaro di contro, sempre ottimista verso le novità, cercava di convincerla in tutti i modi senza successo. Fu così che un sabato notte, verso le due, quando la buona Anna Maria dormiva tranquilla nel suo letto fu svegliata da uno strano rumore elettrico. Precipitandosi verso la stanza in cui da mesi giaceva una lavatrice, trovò Alvaro intento a guardare soddisfatto il suo primo bucato che girava nel cestello della lavatrice, e finirono col litigare sonoramente per tutta la durata del ciclo di lavaggio.


Mille professioni fatte tutte con maestria "generoso con tutti e per tutti, si prodigava senza alcun interesse all´infuori di quello di avere il piacere di rendersi utile. Saltava una valvola? Un rubinetto perdeva acqua? La radio non funzionava? Occorreva d´urgenza una medicina da acquistare a Jesi? Una certa macchina, da quella per cucire fino all´orologio non funzionava? A chi rivolgersi [&hellip] se non ad Alvaro? [&hellip] Ma così, anche onestissimo fino allo scrupolo, con tutta la sua bravura, Alvaro non Èriuscito mai a diventare ricco!".4. In realtà per Stoppani i soldi non erano per niente importanti, ne guadagnava per andare avanti, ne spendeva molti per le sue imprese, non aveva il senso degli affari e spesso sopravveniva il suo buon cuore. Durante la grande diffusione degli apparecchi televisivi, la ferramenta di Morro d´Alba ne vendette veramente tanti, così il buon Stoppani fu chiamato dai funzionari dell´Agenzia delle Entrate di Jesi, all´epoca Ufficio delle Finanze, perché avevano riscontrato che il numero degli strumenti venduti non corrispondeva alla fatturazione della ferramenta. Stoppani avrebbe dovuto guadagnare molto di più da quelle tante vendite. I funzionari posero la questione davanti al naso di Alvaro, mostrandogli il prezzo di costo dei televisori, il numero da lui venduto e il guadagno, molto inferiore, che lui aveva denunciato. Non c´erano errori, ne tantomeno c´era dolo: Stoppani vendeva la maggior parte dei televisori a prezzo di costo perché uno era un amico, l´altro un parente, un altro ancora con problemi economici, altri andavano aiutati, qualcuno era solo e anziano e la tv gli poteva fare compagnia, e così via. I poveri funzionari, conoscendo la verità e il personaggio, non poterono che chiudere un occhio.

Alvaro Stoppani è però stato, soprattutto per Morro d´Alba, "Il Fotografo", tutti lo ricordano con la sua macchina fotografica Leica a immortalare l´intera vita di paese, sempre presente a scattare ricordi a comunioni, matrimoni, a funerali i cui cortei si intrecciato con le strade di campagna inerpicate tra le colline, ad avvenimenti folcloristici e feste paesane. Tante le foto tessera per i documenti, o gli incidenti stradali che diventano pretesto per insoliti scenari da immortalare, le foto delle colonie marine e quelle ai personaggi che invadono le spiagge adriatiche. Un fotografo a tutto tondo che ha creato a casa propria uno studio a luce naturale semplicemente scoperchiando un solaio, mentre per le fotografie con poca luce, non essendo ancora stato inventato il flash, si ricorreva al sistema del lampo al magnesio. Scatti mai superficiali, tutt´altro che dettati dalla sola tecnica, anzi, guidati dal gusto, dalla sfumatura delle emozioni, dalla capacità di cogliere i particolari e renderli unici come quando nell´estate del 1966 mentre guidava la sua "Bianchina" cominciò a vedere del fumo che usciva dal motore, accosta, si ferma, apre il cofano e vede le fiamme: con un salto prende la sua macchina fotografica, sempre sul sedile dell´auto, e inizia a scattare foto a quel fuoco vivo che sembra in posa per lui. Alvaro Stoppani ha avuto un talento unico, innato, naturale con il quale coglieva l´attimo e la continuità della vita; ancora oggi i suoi scatti e la sua maestria nello sviluppo della pellicola, vivono di luce propria, riportano ad un mondo passato mai sbiadito, ma nitido e vivace in cui i toni del grigio si riaccendono di energia.

Tanti "servizi fotografici" in occasione di matrimoni, e, come sempre tanti i momenti comici che fanno di Stoppani un personaggio unico, quasi una macchietta di cabaret, come quando una coppia di sposi prenotarono ad Alvaro un servizio fotografico in occasione delle loro nozze. Il fotografo si presentò puntuale in chiesa con la macchina fotografica ed il flash a tracolla. Nello scattare le fotografie non si accorse che il rullino dei negativi non scorreva e quindi gli scatti cadevano nel vuoto. Quando si accorse, in camera oscura al momento dello sviluppo della pellicola, del guaio, da prima temporeggiò con la coppia, riferendo che le foto non erano ancora pronte. Poi, dovendo trovare una soluzione, disse la verità, ma propose subito una soluzione infallibile prontamente attuata: diede ordine agli sposi di rivestirsi con gli abiti del matrimonio, chiamò il prete ufficiante e, sull´altare della chiesa, fece ripetere il rito nuziale che stavolta fotografò con un nuovo rullino. Capitava spesso che molte persone che morivano non avevano fotografie per l´edicola funeraria. che chiudere un occhio.
Alvaro era chiamato per fotografare questi morti. Lui di regola si rifiutava categoricamente perché quel tipo di foto venivano effettivamente brutte, era un´operazione che aveva quasi del macabro, e priva di quella vitalità che Stoppani tanto amava. In un´occasione però, tanta fu l´insistenza dei congiunti, che, suo malgrado, accettò. Si recò nell´abitazione del defunto, prese una scala a libretto, posò i piedi della scala ai lati del letto, vi salì sopra e con poco equilibrio, traballante, scattò la fotografia. In camera oscura si accorse che la foto non era granché proprio per la poco stabile posizione, ma ormai il soggetto era stato interrato e riprovarci non era possibile. Quando consegnò il ritratto ai familiari, questi lo guardarono con delusione e dissero: "Ma Alvaro non vedete come è venuta brutta." Era vero, lo sapeva, ma non si perse d´animo e si giustificò: "Per forza, mi si è mosso".

La fotografia iniziata con la sua stessa gioventù, quasi abbandonata per qualche anno e poi ripresa dagli anni Cinquanta, anche come fotografo professionista che ritraeva i villeggianti della spiaggia di Senigallia, scopre un´inclinazione innata, apprezzata e sottolineata anche dal grande Mario Giacomelli che nella prefazione di un libro, frutto di una mostra fotografica organizzata dal Comune in cui le foto di Stoppani fanno da portavoce di un´epoca, dice "osservando le sequenze fotografiche è come leggere nelle pieghe degli uomini, nelle vene del paese, e sentire la corteccia della pianta, le fatiche sulla terra, i suoni di festa, i giochi davanti alla Chiesa, alle vecchie mura assolate, la socialità e l´amicizia, lo svago sereno, la vita cerimoniale e religiosa, gli eventi, il prestigio e la vitalità che si riflettono nella pelle di una civiltà paesana."5.

Alvaro Stoppani si è spento nella sua casa a Morro d´Alba il 10 febbraio del 1973 e una porzione della sua ricca collezione fotografica è visibile presso l´Archivio fotografico comunale, mentre la nutrita parte della sua produzione èconservata in forma privata dalla famiglia Stoppani.


di Federica Candelaresi e Renato Rodlfo Stoppani

BIBLIOGRAFIA
1. Giuseppe Gaetti, Morro d´Alba nei ricordi un novantenne, Archeoclub Morro d´Alba, 1997.
2. Luigi Alberto Pucci, Ercole Sori, Morro d´Alba un paese in posa, Morro d´Alba, 1985.
3. Giuseppe Gaetti, Morro d´Alba nei ricordi di un novantenne, Archeoclub di Morro d´Alba, 1997.
4. idem.
5. Luigi Alberto Pucci, Ercole Sori, Morro d´Alba un paese in posa, Morro d´Alba, 1985.

 

LE FOTO DI ALVARO STOPPANI

*Tutte le fotografie proposte sono di proprietà della Famiglia Stoppani e dell´Archivio Storico Fotografico del Comune di Morro d´Alba, ne è pertanto vietata qualsiasi riproduzione senza consenso scritto dei propietari.

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