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Un prezioso medaglione con l´effige del re goto Teoderico fu trovato da un contadino di Sant´Amico, località di Morro d´Alba, nel 1884 mentre lavorava il suo terreno. Non sapendo di cosa si trattasse, ma avendo riconosciuto l´oro di cui era fatto, lo portò da un orefice di Jesi che non avendo possibilità di fonderlo lo indirizzò verso Giovanni Annibaldi allora canonico della cattedrale di Jesi e studioso del medioevo. Annibaldi si accorse immediatamente del valore della moneta e conoscendo bene un collezionista milanese di nome Francesco Gnecchi lo contattò per sottoporlo alla sua attenzione.
Gnecchi acquistò immediatamente il medaglione per la somma non indifferente di 3000 lire e lo conservò nella già cospicua collezione.

I fratelli Francesco ed Ernesto Gnecchi di Milano erano abili collezionisti di monete romane e medievali e furono tra i fondatori della rivista specializzata Rivista Italiana di Numismatica. Lo Gnecchi fu un vero imprenditore del settore tanto che con lui nacquero periodici e pubblicazioni nazionale di grande prestigio che tennero banco fino al primo decennio del 1900. Si pone sicuramente tra i facoltosi collezionisti dell´800 che grazie al benessere della borghesia a cui apparteneva, si dedicano alla ricerca di rarità numismatiche anche se, come succede con lo Gnecchi, molte volte è attirato più dalla bellezza estetica che non dal vero valore storico del pezzo. Al momento della presentazione di questo particolare medaglione, Francesco Gnecchi ne espone, con non poca soddisfazione, ma anche tanta emozione, le pregevoli caratteristiche che effettivamente rendono unica questa piccola moneta che regala all´umanità l´unica immagine a conio di Teoderico di cui si conosca l´esistenza.

Il Medaglione fu probabilmente realizzato per un´occasione speciale da ricordare e cioè il viaggio a Roma, nell´anno 500, di Teoderico che vi entrò con tutta la liturgia trionfale propria degli imperatori romani.

Il medaglione ha un diametro di 33 mm e pesa poco più di 15 grammi in origine era una moneta celebrativa, ma fu trasformata in uno spillone, forse per mantello, grazie alla saldatura sul retro di un ardiglione e della spilla. Il re è presentato dritto con il vestito fermato da una fibula sulla spalla destra e con la mano sinistra regge una sfera con sopra la Vittoria. Sul retro è impressa l´immagine della Vittoria pacificatrice.
Nel 1923 il medaglione, assieme alla collezione di 2000 pezzi appartenuta allo Gnecchi, fu acquistato dallo Stato e conservato presso il Museo Nazionale Romano, oggi è esposto presso le sale del Palazzo Massimo alle Terme. La presenza nel suolo morrese di un così particolare oggetto è stata protagonista di molte riflessioni poichè il medaglione di Morro d´Alba è davvero un pezzo unico come già sottolineava Gnecchi. Per tutto il periodo Romano medaglioni, monete e medaglie celebrative con ritratti di imperatori sono molto frequenti, ma con il declino dell´epopea romana si scende nel buio fino al ritrovamento di questo Medaglione foggiato nel V secolo d.C. che porta l´unica immagine coniata del re dei Goti. Il gioiello in realtà non vanta un grande valore economico, ma possiede un´inestimabile valore artistico e storico nonchè quello di essere un raro emblema dell´arte bizantina.

Nell´area di Sant´Amico, che anticamente collegava Jesi a Senigallia, si presume ci fosse uno stanziamento di Goti probabilmente alcuni soldati stabilitisi lì con le loro famiglie grazie ai terreni concessi da Teoderico.
La zona è anche caratterizzata dalla Fonte del Re, una fonte perenne ricca di acqua che si presentava estremamente utile per la sussistenza delle casate. Le ipotesi in merito alla presenza del reperto in questa zona fanno pensare che il medaglione è appartenuto ad uno dei capi di questo stanziamento che lo aveva ricevuto in dono direttamente da Teoderico e che con quel prezioso amuleto volle essere sepolto.
Una seconda ipotesi prende in esame la battaglia avvenuta nelle acque adriatiche nel 551, quasi alla fine della lunga ed estenuante guerra Greco-Gotica, nella quale i Goti si scontrarono a Senigallia con i Bizantini che in questo duello ebbero la meglio e costrinsero i Goti ancora superstiti a fuggire verso le colline dell´entroterra preferendo le vie secondarie come quelle che conducevano a Sant´Amico. Durante questa fuga e portando con loro feriti è possibile che i soldati abbiamo sepolto qualche ufficiale con indosso il prezioso medaglione nel territorio morrese e da qui il fortuito ritrovamento.



Bibliografia di riferimento
AA.VV. Rex Theodericus. Il Medaglione d´oro di Morro d´Alba, a cura di Claudia Barsanti, Andrea Paribeni, Silvia Pedone, Roma, 2008.
AA.VV. Morro d´Alba: uomini e territorio in un centro collinare marchigiano, Morro d´Alba, 1985.


*IMMAGINE.
Fronte e retro del Medaglione d´oro di Teoderico ritrovato a Morro d´Alba in un´immagine tratta dal libro Rex Theodericus. Il Medaglione d´Oro di Morro d´Alba a cura di Claudia Barsanti, Andrea Paribeni, Silvia Pedone (Roma, 2008) presso il Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo alle Terme di Roma.
Copyright Soprintendenza Archeologica di Roma.

 

 

 

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