Cerca città, contenuti e materiali

Una famiglia di scultori: gli Scocciati di Massaccio.

La famiglia Scoccianti originaria di Massaccio, l'odierna Cupramontana, era piccola proprietaria
terriera, ma col passare degli anni le loro fortune andarono scemando tanto che furono costretti a
vendere i terreni e trasferirsi a Roma.
Dal matrimonio di Angelo Scoccianti e la fiorentina Lucia Gucci nacque Andrea, il primo degli
scultori e poi Cosimo o Cosmo, anche lui rinomato artista.
Andrea Scoccianti nacque il 30 novembre del 1648 a Roma, e nel 1673 conseguì la "carta
dell'arte" come intagliatore e iniziò a lavorare per nobili committenze. Tra i richiedenti più fedeli di Andrea Scoccianti
troviamo Papa Innocenzio XII per il quale lavorò a molti arredi in Vaticano. In realtà la sua
presenza a Massaccio è sempre più frequente e molte sono le committenze e i lavori che produce
per il territorio marchigiano tanto da aprire una propria bottega nella Piazza di fronte al palazzo
del Comune.
Il Colucci dice che in tutta Roma furono così apprezzati i suoi lavori di intaglio, la precisione
con cui scolpiva foglie, motivi vegetali e naturali che fu soprannominato il “Raffaello delle fogliarelle”.
Così come Raffaello aveva saputo riprodurre la natura con la pittura, lo Scoccianti vi riuscì con
l’intaglio del legno, grazie ad anni di studio dei modelli greci a cui aggiunse un suo raffinato
gusto. Un altro soprannome con cui era conosciuto l’ebanista cuprense era quello di Pulcinella, a
causa del suo naso lungo e piuttosto grosso. Sempre il Colucci lo descrive con un uomo di
grande talento, preciso e puntiglioso che era solito, per raggiungere la massima perfezione, fare
delle sculture sulla cera prima di riprodurle sul legno. Ne mette però in luce anche il
temperamento “caldo” con cui spesso trattava i suoi allievi verso i quali non era affatto
accondiscendente.
Nel 1671 sposò a Massaccio, la cuprense Camilla Capponi, sorella dell'architetto Mattia, dalla
quale, l’anno successivo, precisamente l'8 dicembre del 1674, nacque un figlio, Angelo, anche
lui scultore. Morì a Roma il 15 dicembre del 1700 mentre rivestiva la carica di scultore
pontificio. Le opere di Scoccianti sono perlopiù a Roma, nei palazzi Vaticani e in quello
di Montecavallo, ma lavorò per alcune committenze anche a Napoli e a Venezia, mentre lunga fu
la sua collaborazione per gli stucchi del Palazzo Ducale di Modena nei quali ritrasse figure e
motivi vegetali.

Suo fratello Bartolomeo Cosmo nato il 22 marzo del 1657 seguì la stessa strada di intagliatore di
Andrea entrando nell’ordine degli agostiniani scalzi oblati, dopo la morte del padre, nel 1675
divenendo Frà Cosmo da S. Angelo. Da Roma passò qualche tempo a Matelica e poi partì per
Venezia dove, il Colucci e soprattutto il Menicucci, affermano che avesse scolpito il distrutto
Boccin d’oro o Bucintoro – la nave di rappresentanza della Serenissima-, ma molto lacunose
sono le informazioni a riguardo.
Secondo il Menicucci, unica testimonianza di questo periodo della vita di Cosimo, a Venezia
visse nascondendosi sotto un falso nome e con abiti laici perché si sposò con una giovane
veneziana. Qualche anno dopo ritornò a Roma e si consegno alla giustizia pontificia, fu
imprigionato e morì in cella nel 1720 senza aver mai ottenuto la libertà.

Riguardo Angelo, figlio di Andrea e Camilla, che si trovava con un padre e uno zio già scultori
di grande fama, trascorse buona parte della vita a Roma dove si destreggiò tra committenze,
molti eccessi e costanti debiti da saldare. Anch'egli si sposò con una cuprense, Maria Margherita,
il 26 aprile del 1691.
È ancora il Menicucci, ripreso a piene pagine anche dal Colucci a narrare come, con la moglie
Margherita, in fin di vita a Cupramontana, lui rimase a Roma fingendo dispiacere con gli amici e
arrivando a scrivere la falsa notizia della morte della moglie, per sposarsi subito con un’altra
donna romana dalla quale, ottenuta la dote, se ne andò da Roma. Il fratello della seconda moglie
non vedendolo più tornare né avendone notizie, pensò bene di aprire tutte le lettere che arrivavo
a suo nome scoprendo che la prima moglie, Margherita, non solo non era morta, ma si era
ristabilita. Al ritorno dello Scoccianti a Roma, fu subito affidato alle mani della giustizia, e
grazie ad una scultura che fece in prigione per papa Innocenzio XII, fu graziato e liberato. Morì a
Roma il 26 febbraio 1726. Di questo colorito accaduto ne parla il Menicucci, acuto e puntiglioso
storico, ma ad oggi non vi sono tracce documentarie che lo attestino seppur non si possa
escludere l'effettiva veridicità.
Le sue opere si trovano soprattutto nella Chiesa di Gesù e Maria di Roma.

Andrea, e in parte anche Cosma, fu il miglior interprete del barocco romano che venne
trasportato tout-court nell’arredo ligneo delle Marche divenendo il modello di riferimento per il
gusto dell’epoca. Fervida fu anche la loro bottega dove si formarono altri pregevoli
intagliatori come Giuseppe Ciferri, Ambrogio Zocchi e Pierfrancesco Uncini.

Le opere marchigiane sono molto poche e ancora di difficile attribuzione non solo tra quale dei
tre Scoccianti, ma anche tra i loro allievi di bottega. Tra le più importanti vi sono il paliotto
ligneo, cioè il rivestimento del fronte dell’altare, della chiesa di San Leonardo di Cupramontana
realizzato nel 1681 da Andrea, e tre cartegloria in legno scolpito e dorato, oggetto molto in uso
nelle chiese fino al XVI secolo dove si era soliti incidere alcune orazioni per poi poggiarle
sull’altare. Sempre a Cupramontana, Andrea, ha firmato alcune decorazioni presso la Chiesa di
Santa Caterina: le lesene dei due altari laterali presentano intagliature a fogliame dorato disposte
come un festone. Altra opera dello Scoccianti è la sontuosa cornice barocca custodita nella
parrocchiale di Sant’Urbano di Apiro e le decorazioni della parrocchiale di Crispiero a Macerata.
Forse di matrice della famiglia Scoccianti anche lo stendardo processionale in legno intagliato e
dorato custodito presso il Museo Diocesano di Jesi.
Così pure il tronetto processionale nella Chiesa di San Giovanni Battista di Jesi potrebbe essere
frutto dell'intaglio di Angelo Scoccianti.

 

di Federica Candelaresi

Bibliografia:
G. Colucci, Antichità Picene, Fermo, 1790.
T. Dudley Fosbroke, Choir-service vindicated, a sermon, 1829.
A. Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti della marca di Ancona, 1834.
S.Scoccianti, Gli scultori Scoccianti e i loro allievi, Recanati, 1982.
M.Triofi Honorati, Arredi lignei nelle Marche, Ed.Bolis, 1993.
P. Cesari, Arredi del Seicento in “Mobili italiani dal Rinascimento al fasto barocco”,Artioli
editore, 2005.
A. M. Ambrosini Massari, Dotti amici: Amico Ricci e la nascita della storia dell'arte nelle
Marche, Volume 1 di Fonti e studi per la storia dell'arte delle Marche, Il Lavoro Editoriale,
2007.
A. Perlini, La Chiesa di Jesi: tanta egregia e sublime arte: pittura, scultura, architettura : secc.
VI-XX, Diocesi di Jesi, 2000.

Le immagini sono tratte da: Sandro Scoccianti, Gli scultori Scoccianti e i loro allievi, Recanati, 1982.

| Home | Area Riservata |