Cerca città, contenuti e materiali

 

La ricchezza di Cerreto d’Esi è testimoniata anche dalla presenza di figure notarili fin dalla fine del XIII secolo. Il termine notarius aveva nel linguaggio romano il semplice significato di scrivano.

In seguito, nel periodo carolingio, i notai ebbero maggiore importanza, perché gli imperatori stabilirono che ogni vescovo, conte, abate avesse il suo notaio. Questi si moltiplicarono nell’anno mille, perché furono coinvolti anche in attività di privati, in attività di cancelleria, negli uffici politici amministrativi e anche in organismi corporativi ed ecclesiastici.

Il notaio che era chiamato a rogare un atto privato prima di stendere il documento in pubblica forma, prendeva degli appunti, scrivendo la data e l’oggetto dell’atto, il nome dei contraenti e il testo. Queste annotazioni, erano sviluppate per creare l’instrumentum (cioè il documento completo) vero e proprio.

Talvolta succedeva che alle parti contraenti bastassero alcune brevi note, solo in casi di lite o contestazioni di proprietà si redigeva il documento completo. È interessante conoscere i contenuti di questi atti perché da loro si ricavano notizie interessanti per la costruzione della storia del paese, in quanto si ritrovano elenchi di chiese o di toponimi oggi scomparsi.

Il primo notaio, di cui si ha notizia a Cerreto d’Esi, fu Giovanni di Mastro Compagno. Sembra che abbia avuto la residenza in loco (1297-1325). Il suo protocollo notarile diviso in due parti, nella parte delle cinquantaquattro carte scritte per intero, contiene atti privati dal novembre del 1317 al 3 marzo del 1321, importanti per la storia del castello riferiti a località o chiese non più esistenti: piano Meteti- ni, Fortano, chiesa di San Paterniano, chiesa di Sant’Anna (oggi chiesa del cimitero) e la chiesa di Sant’Angelo.

In questi documenti viene menzionato più volte l’ospe- dale, sia per i lasciti di privati cittadini cerretesi, sia per le iniziative di sostegno dei poveri che erano ospitati in quest’ospedale. In un atto del 14 maggio 1306 si legge: “Grazia, abbate del monastero di San Vittore, presenti e consenzienti i monaci e i frati del monastero e altre per- sone convocate in Capitolo, istituiscono Compagnone di Martulo “offertum (…) in ospitale di Cerreto” e gli affidano il compito di raccogliere, ospitare e servire fedelmente i poveri, di continuo, notte e giorno”. L’ospedale citato, dovrebbe essere stato quello nei pressi della chiesa Santis- sima Trinità (1600), oggi scomparsa.

 

Troviamo anche un altro notaio, Bartolo di Petruccio da Cerreto (1301-1328). Due notai che operano in uno stesso periodo nello stesso luogo denotano una certa ricchezza del Castello.

L’elenco continua con Agostino di Matteo Bene (1373-1419) e suo contemporaneo, il notaio Giovanni di Ser Federico da Cerreto (1404-1409). Quest’ultimo è citato anche dal Bal- ducci nelle Memorie storiche di Cerreto d’Esi.

Dalla metà del secolo XVI iniziamo a trovare dei notai con cognomi ancora oggi esistenti. Il notaio Vincenzo Giulij da Cerreto (1558-1603), il notaio Giovanni Battista Bendia (1615-1638), il notaio Girolamo Grillini da Cerreto (1668- 1693), il notaio Benedetto Baroni da Cerreto (1726-1751), che chiude l’elenco.

 

 

AA.VV. Guida di Cerreto d'Esi. La storia, l’arte, i musei, Sistema Museale della Provincia di Ancona, 2011.

| Home | Area Riservata |