Cerca città, contenuti e materiali

Gli statuti di Cerreto nascono in un’epoca di grande interesse culturale, politico, scientifio ed artistico. La  loro definizione risale per lo più agli ultimi decenni del  Quattrocento, periodo in cui molti dei Comuni avevano trovato un assetto pressoché definitivo. Nella maggior parte di questi documenti (ed è il caso anche di Cerreto) si ritrovano schemi ricorrenti: vi si tratta, nell’ordine,
di cariche pubbliche e delle festività, del diritto e della procedura civile, della procedura penale, della polizia urbana, della sanità, dell’igiene, delle consuetudini, dell’edilizia; ed infine della prevenzione e la punizione per i danni arrecati soprattutto alla agricoltura. Tali norme si rendono necessarie per fissare consuetudini che spesso già caratterizzano la vita cittadina, ma anche
per porre freno ad abitudini dannose o negative per la comunità, per evitare prepotenze e giudizi, per tutelare la sicurezza privata e pubblica, per fissare i confii, per regolare insediamenti, per regolamentare la presenza di forestieri, l’uso di beni preziosi come i raccolti e le acque.
Dopo un periodo storico difficile, per saccheggi, tirannie e soprusi, il Comune di Fabriano concede a Cerreto di dotarsi di uno statuto, per darsi regole che fissano in articoli il punto di riferimento per la vita associata e privata.
“Se non ha il pregio di essere dei più antichi, è dei meglio ordinati, e in qualche articolo, dei più chiari” afferma lo storico ottocentesco Carisio Ciavarini; quello di cui stiamo parlando “evidentemente è il primo codice scritto di assai remote consuetudini degli uomini di quel castello, ed ha il pregio della semplicità e della brevità”.

Nell’anno 1537 “l’Università e gli uomini del castello nella loro generale adunanza di un uomo per foco, volendo vivere sotto statuto per la pace, unione e del buon vivere, de comune concordia senza contraddizione alcuna”, diedero “aucthorita et remissione a tre massari del castello i quali fecessero et fessero fare dicti statuti”. Si tratta di “Lorenzo de Thomasso, Damiano de Andrea, et Gratioso de Thomasso, quali hanno fatto componere dicto statuto”.
Tra il 1538 ed il 1539 i settantasei articoli dello statuto, che si ritrovano nel codice, entrano in vigore formalmente, dopo la revisione degli organi superiori: il Comune di Fabriano li conferma il 30 ottobre 1538.
Il Ciavarini aggiunge, ricavando le proprie informazioni dai testi originali, che lo statuto del 1537 fu successivamente approvato il 7 marzo 1539 ed il 18 agosto 1539 in Macerata dal Legato pontifiio a latere della Marca Anconitana, Cardinale Pio da Carpi.
Dalla lettura degli stessi articoli si desumono lo spirito religioso, il rispetto delle festività, la struttura del governo del comune, le modalità di elezione, i caratteri della amministrazione dei beni pubblici, gli obblighi dei castellani e dei forestieri, le monete in uso, i rispetto dei boschi, il rapporto con la comunità di Fabriano.
Il potere esecutivo è esercitato da un Castellano, che presiede le adunanze stesse.
Al momento di esercitare la castellanìa, giurerà fedeltà agli statuti nelle mani del Priori o del Cancelliere del Comune di Fabriano, registrerà in un libro tutte le entrate derivanti da multe ai delinquenti, sarà tenuto a varie incombenze,
tra le quali quella di rispettare le grazie fatte dalla adunanza, raddoppiare le multe in tempo di guerra o di peste, servirsi del balio per la esecuzione dei suoi ordini, fare nettare le fonti, le strade, il pozzo, quando lo ritiene necessario e comunque almeno a Natale ed a Pasqua.


Per le eventuali inadempienze potrà essere querelato davanti ai giudici di Fabriano; le norme specifiano inoltre quanto è di sua spettanza in termini economici e la fonte della provenienza.
A lui ed agli altri amministratori, mentre sono in carica, si deve il massimo rispetto.
Accanto a lui i “quattro vecchi”, indicati nei libri dei consigli come “li quattro”; essi, insieme al Castellano, curano il libro della contabilità del Camerlengo, annotando “entrate e uscite”; sono scelti tra dodici, durano in carica un anno e non possono essere rieletti prima di tre anni, come il Sindaco, che dura in carica quattro mesi ed è scelto su una rosa di tre “homini”: questi giura davanti al Castellano ed ai Quattro.
Alle dipendenze di questi magistrati è un balio che ha potere sulle guardie, ad essi ogni anno si affincano due stimatori dei “danni dati” e due “gualdari” che devono individuare i danni, soprattutto nei boschi, ed esercitano il loro ufficio per due mesi o, a loro scelta, uno per mese.
È proibito fare legna per fornace nel monte, far “frasca”, tenere più di due capre e di due porci da carne all’interno del centro abitato. Alcuni decenni più tardi, nei registri dei Consigli, si parla della proibizione di “carpir arboli come bedulli”.
Regolamenti, ordini, gabelle, prezzi, grazia di pene saranno stabiliti in pubblica adunanza. La comunità deve in ogni momento rispetto a chi rappresenta il potere.
Altrettanto chiare sono le pene previste per chi reca danno alla proprietà pubblica, con particolare severità ed attenzione alle mura, alle strade, ai fossati, alla parte fortificata.
La vita cittadina che si svolge all’interno delle mura vede uno dei momenti più democratici e qualifianti nello svolgersi delle adunanze, nel corso delle quali chi interviene sale su un seggio; il servizio di guardia prevede sorveglianza attenta “in vari lochi: la torre, la porta (quella accanto alla “chiesa”), la mandola, la porta de sotto, il torrone dell’agostino”.
Degna di attenzione anche la parte relativa ai bastioni:
”quando che saranno costruiti i bastioni intorno al castello per difesa.. “non sia niuno che ardisca ne presumme del ditto castello o abitante in esso de sfassiare ditti bastioni annigiuno tempo (…) lo accusatore.. sia tenuto segreto”.
Per la sicurezza del Castello, in pace ed in guerra chi, tra gli uomini, ha una età compresa tra i quindici ed i sessanta anni può essere chiamato, a secondo di quanto disporrà il Castellano.

 

 

AA.VV. Guida di Cerreto d'Esi. La storia, l’arte, i musei, Sistema Museale della Provincia di Ancona, 2011.

| Home | Area Riservata |