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Nelle famiglie contadine della Vallesina uno degli alimenti principali era il granoturco che in periodi di difficoltà e stenti, sostituiva il grano e garantiva cibo alle numerose famiglie patriarcali delle campagne.

Con questo cereale, la cui coltivazione in questa zona inizia nel Settecento, non solo si faceva la polenta, ma il pane, la crescia, i dolci e tutto ciò che questo versatile alimento poteva stuzzicare nella fantasia delle mezzadre che dovevano ingegnarsi per non buttare nulla e riciclare gli avanzi.

La crescia di polenta è proprio una tipica ricetta della tradizione nata dalla filosofia contadina, e soprattutto dalla necessità, del risparmio unita al bisogno naturale di nutrire la propria famiglia.

La farina di granoturco, versata a pioggia e lentamente, pugno dopo pugno, a bollire nell'acqua del paiolo sempre appeso al caminetto e chiamato "callaro", diventava polenta da consumare come pasto quotidiano. Versata sulla "spiendola", una grossa tavola rettangolare di legno, veniva servita così senza piatto e mangiata tutti insieme ognuno nel suo angolo. La tradizione narra anche l'abitudine di mettere al centro della "spiendola" una salsiccia che toccava in premio al primo che, partendo dal lato esterno, boccone dopo boccone, arrivava al goloso traguardo.

La polenta avanzava sempre, o meglio se ne faceva sempre in abbondanza, per poi riciclarla in Crescia: polenta avanzata, impastata a mano con un po' di farina bianca e poi schiacciata in tante dischi sottili chiamati appunto "cresce". Si cuocevano sulla piano del caminetto, ben pulito dalla cenere, ma ancora caldo da poter tostare il disco di pasta. Altro modo era di cuocerla era poggiando sopra una coperchio di ferro pieno di brace viva, fino ad arrivare al "panaro" una padella senza bordi con lungo manico che fungeva da piastra incandescente per la cottura.

Una volta pronta e portata in tavola veniva guarnita con le verdure che l'orto di casa offriva: erbe "strascinate" - erbe di campo lessate e poi ripassate in padella con aglio e olio, oppure strutto - salumi, formaggi, con il sangue in padella durante l'uccisione del maiale a gennaio, con l'aringa abbustolita sulla brace, e tutto quello che c'era di avanzo in casa.

Di questa crescia c'è anche una versione dolce: fritta nello strutto o nell'olio e poi cosparsa di zucchero. Durante la vendemmia era abitudine inserire nell'impasto l'uvetta per una versione dolce ancora più ricca.

La Proloco di Castelplanio, da più di quarant'anni, ripropone ogni estate questa gustosa ricetta contadina in tutte le sue varianti nella festa "La Crescia sul Panaro", ricordando un piatto povero delle campagne ancora oggi molto apprezzato e da gustare anche con le innovazioni moderne: la crescia con la nutella.

Un cibo appetitoso che da "tradizionale" è divenuto un moderno "cibo da strada" che non abbandona il suo legame con il passato.

 

La ricetta.

Ingredienti: farina gialla e bianca in uguale quantità, sale, acqua bollente.
Preparazione: si fa la polenta e, una volta fredda, si impasta con un po' di farina bianca (quanto basta per renderla elastica e soda), quindi si forma una schiacciata e la si cuoce sulla piastra. Farcire a proprio gusto.

per approfondimenti sulla festa: www.procastelplanio.it