Stampa

Una realtà poco conosciuta è la grande tradizione tipografica che la Vallesina custodisce da secoli e che proprio a Castelplanio ha visto nascere ed operare i più grandi stampatori d’arte del Novecento. Già nel Seicento operano nella Marche importanti tipografi definiti “itineranti” perché si spostano costantemente da una città all’altra creando scuole di stampa di cui gli stessi marchigiani carpiscono l’esperienza e i segreti per avviare botteghe di successo. È il caso della famiglia Percimenei che inizia ad Ancona la sua attività nel 1674, opera a Macerata, Jesi, Poggio San Marcello e Senigallia, oppure i fratelli Paolo e Gianbattista Serafini già attivi a Loreto dal 1637 e poi autorizzati ad aprire una nuova tipografia a Jesi che rimarrà in opera dal 1541 al 1692[1].

A Castelplanio, nel centrale corso Umberto I°, nel 1881, nasce la Tipografia di Luigi Romagnoli che pubblica, anche come casa editrice, libri legati a varie discipline secondo gli effervescenti influssi delle coeve teorie positiviste smorzate però dalla forte tradizione cattolica di provincia. La tipografia è attiva fino agli anni Cinquanta del Novecento quando vi inizia a stampare un altro personaggio destinato a segnare la storia della stampa: Brenno Bucciarelli. Nato anche lui a Castelplanio nel 1918 e nipote di Luigi Romagnoli, apprese sin da bambino la tecnica della stampa nella tipografia del nonno iniziando a stampare piccoli libri di poesie che nel 1958 gli fecero vincere il premio “Carattere d’oro” al concorso della rivista «Graphicus» di Torino[2]. La sua iniziale attività editoriale fu portata avanti parallelamente al lavoro presso una banca di Ancona, impiego forse ritenuto più sicuro, ma fu Bruno da Osimo, amico del padre, a sollecitarlo a non abbandonare la tradizione tipografica di famiglia e ad indicargli l'obiettivo di specializzarsi nelle edizioni d'arte. Il primo volume d’arte edito da Bucciarelli nel 1960 fu, infatti, la riedizione di Magalì di Frédéric Mistral, con le xilografie di Bruno da Osimo. Nel 1970 venne chiamato a ricoprire il ruolo di Direttore della Libreria Editrice Vaticana dove rimarrà fino al 1985. Nel 1969, fino al settembre 1973, dirige la rivista trimestrale «L’Incisione» da lui fondata con l’intenzione di divulgare la stampa d’arte e la conoscenza degli artisti contemporanei con cui fu sempre stretto collaboratore. Bucciarelli curava personalmente ogni volume, occupandosi sia della veste tipografica che della gestione redazionale delle opere, cercando di ottimizzare la relazione tra testo e opera grafica vera e propria. Un lavoro certosino dettato dalla passione che lo stesso Bucciarelli racconta così: “nemmeno io so dirvi come siano nati questi libri e queste cartelle: forse da un’idea dopo la lettura di uno scritto o forse durante il colloquio con un artista o un poeta. Varie sono le occasioni e tutte entusiasmanti appassionanti[3]. I libri di Bucciarelli nascono come piccoli tesori da collezione: stampati su carta pregiata fabbricata mano a Fabriano e con una tiratura limitata che varia dalle 100 alle 150 copie tutte numerate e firmate[4]. I nomi degli artisti con cui lavora sono i più grandi del Novecento: Bruno Marsili (Bruno da Osimo), Lucio Fontana, Domenico Cantatore, Primo Conti, Walter Piacesi, Virgilio Guidi, Mario Micossi e Luigi Bartolini con cui fu molto amico e del quale pubblicò Poesie 1960 (Ancona, 1960), con 4 acqueforti, in 150 es.; Testamento per Luciana (Ancona, 1963), con un'acquaforte e una poesia, in 100 es.; L’eremo dei Frati Bianchi (Ancona, 1963), con 4 acqueforti, in 100 es. Inoltre, l'artista cuprense ha illustrato i volumi: Canti di Giacomo Leopardi (Ancona, 1962) con cinque poesie del poeta recanatese e 2 acqueforti (La strada d'Ancona o La finestra del solitario, di cm 24x32 e Il campo di grano, di cm 20x16), in 75 es.; La Nencia da Barberino di Lorenzo de’ Medici (Ancona, 1963), con una famosa acquaforte (Fonte Canapina, di cm 12,5x18,5 in foglio di cm.35x51), in 100 es.; Foglia mortale di Paolo Volponi (Ancona, 1974), con un'acquaforte, in 150 es.; L'ombra bianca di Luigi Bartolini di Brenno Bucciarelli (Ancona, 1974), con due acqueforti incise nel verso di due delle quattro acqueforti che servirono per illustrare la raccolta di versi dello stesso Bartolini "Poesie 1960" (cm 5x7; 7x3,7), in 150 es.; Trenta artisti per la Bibbia, Brani biblici a cura di Brenno Bucciarelli (Ancona, 1987), con un'acquaforte, in 160 es. Bucciarelli si spegne a Jesi il 12 luglio 1988.

A seguire la strada della stampa d’arte c’è Alberto Ribichini con il quale l'arte tipografica muta in arte calcografica. Anche Ribichini inizia la sua attività da bambino nella tipografia dello zio Giuseppe a Macine di Castelplanio, e lavora in varie tipografie della Vallesina fino all’apertura delle “Edizioni Ribichini” nel 1975 dove inizia con sua moglie Sandrina, e sempre a Macine di Castelplanio, la sua straordinaria avventura nella stampa d’arte[5]. Dallo stesso anno La Stamperia d’Arte di Alberto Ribichini inizia a lavorare per il già affermato Edgardo Mannucci con la grande cartella (formato 50x70) 5 maschere, per la coedizione di Arte Nuova Oggi e Sentinum. Seguì, nel dicembre dello stesso anno, la cartella e una luce grande fu; quindi nel 1976 “Tre serigrafie di Azzocchi Falconi Mannucci”, la prima cartella stampata da Ribichini come editore in proprio, tirata in soli 20 esemplari. Del 1977 sono la cartella “Mannucci” di 5 serigrafie con testo di Leo Strozzieri e il libro “Lettere ad un amico” di Edgardo Mannucci, a cura di Leo Strozzieri, contenente otto serigrafie originali dell’autore. Nel 1979 uscì la cartella “3 acqueforti – Fazzini Mannucci Trubbiani”, nel 1980 la cartella-cofanetto “I gioielli di Mannucci”, composta da 10 serigrafie a colori e 10 massime di François de La Rochefoucauld. Nel 1982 ebbe la luce la cartella “Edgardo Mannucci Edoardo Franceschini”, per le edizioni Lorev Arte, in cui Ribichini si occupò della cartella e delle grafiche di Mannucci, che, in questa sola edizione, sono incisioni a secco, con ripresa serigrafica sfumata e ritocco a mano dell’artista. Mannucci amava lasciare i dettagli e la veste grafica allo stampatore: lui metteva a disposizione gli originali e i Ribichini si occupavano di tutto, oltre che della stampa, dell’impaginazione, della veste grafica, della scomposizione. L’artista era comunque sempre soddisfatto, c'era tra loro un rapporto di stima reciproca e amicizia profonda: “… Il mio rapporto di collaborazione con Mannucci – ricordava Alberto Ribichini nel 1987 – è durato quasi quindici anni. …. Ci capivamo forse perché entrambi venivamo dalla “campagna”, dalla provincia; ci univano le cose semplici e il sentirle vibrare dentro, insieme all’amore per quanto si faceva. Le sue parole erano per me una lezione continua, non le faceva cadere dall’alto; di una umanità molto sentita, aveva un’immediata conoscenza per le persone, con un tratto sempre famigliare. Non era avaro di consigli, come non aveva segreti per alcuno. Averlo conosciuto ed essergli stato amico è stato un piacere…”. Nella sua tipografia a Macine non c’è solo Mannucci, ma un numero sempre crescente di illustri frequentatori come Valeriano Trubbiani, Walter Piacesi, Pericle Fazzini, Dante Ricci, Bruno d’Arcevia che qui stampano le loro acqueforti e serigrafie. Alberto Ribichini scompare nella sua Castelplanio nel 2003.

 

 

[1] Marco Santoro, Storia del libro italiano. Libro e società in Italia dal Quattrocento al Novecento, Editrice Bibliografica, 1995.

[2] Le edizioni d’artista a copie numerate di Brenno Bucciarelli: 10 novembre-9 dicembre 1984, Palazzo Mengoni Ferretti, Biblioteca Comunale di Ancona, 1984, Urbino, Arti grafihe editoriali.

[3] ibidem.

[4] Luigi Paglia, Tra arte e poesia: rassegna dei libri d’artista italiani del Novecento, in Capitanata. La biblioteca provinciale di Foggia, 2013.

[5] Paolo Grizi, Alberto Ribichini, l’arte della stampa a Castelplanio, in Castelplanio Informa, dicembre 2013.