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Giuseppe Gianfranceschi nasce in Arcevia il 21 febbraio del 1875.
È nel suo paese natale che avvia l’istruzione primaria e frequenta, come di norma, le compagnie della sua epoca. Un suo caro compagno di classe e di scorribande, Victor Hugo Avenanti (nome che ricorda il clima non proprio clericale delle Marche, come tiene a sottolineare Fernando Bea in “Mezzo secolo della radio del Papa) lo ricorda così:
“Rivedo il Gianfranceschi compagno di classe nei primi anni, condiscepolo dagli occhi chiari e i capelli mossi. Sempre acceso da un’interna luce, allegro, pronto allo scherzo, eppur meditativo, buon camerata dai primi giochi, ma già pronto a fermarsi sull’orlo dell’altrui eccesso. Leale, coraggioso, non ammetteva doppie parti, anche a costodi accollarsi colpe non commesse per difendere o scolpare gli amici di tante scorribande [...] Adolescente, fu compagno ricercato per l’imprevedibilità del suo carattere. Poteva a volte apparire trasognato – asserisce chi lo conobbe giovane – ma bastava che sorridesse, prendesse parte alla compagnia per dare subito tutt’altra impressione. Elegante, simpatico, era considerato “un buon partito” dalle ragazze di Arcevia. La sua fama di ballerino – così lo chiamavano in paese – il suo amore per la musica e il gusto finissimo delle cose belle, lo fecero cuore di ogni comitiva.” (1)
Terminati gli studi liceali in Ancona, parte per frequentare la Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma. Tuttavia, all’inizio del suo quarto anno, qualcosa cambia. Comincia a frequentare corsi per esercizi spirituali, frequenta la Compagnia dei Gesuiti e rimane affascinato dalla spiritualità di Ignazio da Loyola. Al tempo era legato a una ragazza di Arcevia e più volte avevano pensato e parlato di creare una famiglia insieme, una volta terminati gli studi del Gianfranceschi. La vocazione di Giuseppe però, pare sia divenuta dominante fino a trovare il coraggio per dire in una lettere: “Ho cambiato idea, non è colpa mia. Comprendimi, sarò sacerdote”. (2) È così che a novembre del 1896, il Gianfrancesci interrompe gli studi per entrare nel noviziato dei gesuiti in Castelgandolfo. Una volta divenuto gesuita, Gianfranceschi entra in contatto con l'Università Pontificia Gregoriana dove, nel 1901, consegue la sua prima laurea in Filosofia seguendo la sua passione per i principi che regolano la natura e perché, sempre secondo il Gianfranceschi, “ogni scienziato deve essere anche filosofo, per stabilire i principi più generali che l'intelletto riscontra nella natura stessa delle cose e nell'astrazione della sua sintesi”. Subito dopo la prima laurea, consegue quella in matematica e in fisica nel 1904, mentre nel 1905, è già insegnante di matematica, fisica e chimica presso l’Istituto Gregoriano. Dovendo completare anche la sua formazione ecclesiastica, nel 1910 consegue anche la laurea in Sacra Teologia, per tornare, subito dopo, a insegnare matematica, fisica, chimica, astronomia e geologia all'Istituto Massimo e alla scuola Gregoriana, in alternanza con il suo incarico di assistente presso l'Istituto di fisica dell'Università di Roma, dove poi sarà libero docente dal 1914.
Oltre all'insegnamento, l'interesse di Gianfranceschi si riversa anche nel seguire i giovani delle Congregazioni marine e quelle degli esploratori cattolici.
Tuttavia, il più alto contributo di Giuseppe Gianfransceschi alla scienza restano gli oltre 150 titoli pubblicati nelle varie riviste scientifiche divisibili in 5 principali gruppi:
1- lavori di elettro-fisica;
2- lavori di acustica, fra cui ricerche inedite sull'analisi delle curve acustiche di vocali e consonanti nelle attività corali;
3- lavori sulla rotazione della terra con esperimenti e misure dei gravi in caduta;
4- lavori di ottica;
5- studi relativi all'astronomia.

Il Gianfranceschi si occupò ripetutamente anche della neonata teoria della relatività. Tuttavia, oltre ai numerosi studi, ciò che gli permise di guadagnare fama mondiali fra gli studiosi e scienziati dell'epoca, fu il suo contributo allo studio sulle onde sonore e la trasmissione delle microonde compiute insieme a Guglielmo Marconi e che contribuirono al repentino progresso scientifico durante i 30 anni della sua attività.
La passione per l’insegnamento dell’arceviese Gianfranceschi è pari quasi a quella per la ricerca e per la continua voglia di nuove scoperte. Due sono gli eventi che più di tutti lo gratificheranno, uno dei quali, tra l’altro, contribuiranno ampliamente a farlo entrare a pieno titolo nella storia.
Nel 1926, infatti, arriva del tutto inaspettata, la nomina a Magnifico Rettore dell’Università Pontificia Gregoriana e, prima ancora di terminare il suo rettorato, viene nominato primo direttore della Stazione Radio Vaticana.
Tuttavia, è il 1928 l’anno che più di ogni altro, gli aprirà le porte verso l’immortalità.
Il primo giorno di Aprile dello stesso anno, infatti, si reca da lui il Generale Umberto Nobile per invitarlo personalmente a far parte della seconda spedizione polare dell’aeronave “Italia”, coprendo il doppio incarico di Cappellano dell’equipaggio e di osservatore scientifico(è lo stesso Nobile a rivelare che la moglie gli consentì di tentare l’impresa a patto che a bordo vi fosse anche un Cappellano). Il Gianfranceschi fu felicissimo di partecipare alla seconda spedizione in cui furono percorsi 4.000 kilometri fino alla Terra del Nord, dimostrata l’inesistenza della Terra di Gillis e provato lo scandaglio acustico di tipo Behm per misurare le profondità marine.
Per un caso puramente fortuito e con grande rammarico del Gianfranceschi, egli non riuscì ad essere presente alla terza spedizione, quella che si è conclusa tragicamente. Egli partecipò con gioia al lancio della croce donata al gruppo da Papa Pio IX e partecipò successivamente all’ansia delle ricerche dei superstiti. Il Gianfranceschi si recò in ultimo sul luogo in cui stazionava la tenda rossa, portando conforto spirituale. Al suo rientro insieme a Nobile, Titina (la cagnolina mascotte della spedizione miracolosamente salva) e agli altri 7 sopravvissuti, Padre Gianfranceschi rientrò immediatamente alla sua sede per reimpadronirsi, sin dalla mattina seguente, dei suoi impegni e abitudini.
Gli ultimi anni della vita di Padre Giuseppe Ginfranceschi furono dedicati alla promozione della stazione radio di Radio Vaticana e al continuo studio e divulgazione della fisica e di nuove idee.
Nel pieno delle sue attività lo colse la malattia che lo strappò prematuramente alla vita il 9 luglio del 1934.

di Laura Coppa

Note

(1) Fernando Bea, “Qui radio Vaticana. Mezzo secolo della radio del Papa”, Edizioni Radio Vaticana 1981, pag. 26;
(2) Ibidem come sopra, pag 27.

Fonti bibliografiche:
Filippo Selvaggi, “P. Giuseppe Gianfranceschi nel primo centenario della sua nascita” in “Gregorianum”, periodico della Pontificia Università Gregoriana, 1976, vol 57, n. 3, pp 565-572.
Luigi Ruffi, “Padre Giuseppe Ginfranceschi. Religioso e scienziato nel centenario della nascita” in “Gesuiti della provincia Romana”, 1976, n. 2, pp 1-5.
Fernando Bea, “Qui radio Vaticana. Mezzo secolo della radio del Papa”, Edizioni Radio Vaticana 1981, pag. 19-87.
“Raccolta di atti e documenti a ricordo di P. Giuseppe Gianfranceschi arceviese nel cinquantenario della morte”, a cura di E. Girolimini e F. Discepoli; Arcevia, 1984.

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